Non mi stupisce che a difendere il gesto folle e insensato di Delio Rossi siano Il Giornale e Libero: la gloriosa stampa "di destra" sempre pronta a cercare il titolone ad effetto, la posizione da bastian contrari de noantri, lo strillo in prima pagina. Nemmeno che lo sia qualche grillino. Provocatori della domenica, tifosi dello sfascio, in realtà meno pericolosi di quanto sembra e destinati, fosse per me, al dileggio tramite risatina a denti stretti.
No, non mi stupisce quello. Mi stupisce che a difendere Delio Rossi sia la maggioranza degli utenti di Twitter, sia un'opinione pubblica evidentemente sempre più rimbecillita e rammollita. Mi stupisce che a giustificare, anzi incoraggiare, lo sganassone "educativo" siano non solo alcuni vecchi fascistoni, ma anche tantissimi miei coetanei, persone che sono già o che diventeranno a breve genitori, persone quasi tutte colte, istruite, "progressiste" oserei dire, ma che alla prova dei fatti si rivelano più retrograde di un repubblichino.
"Si sa, 2 ceffoni non hanno mai fatto male a nessuno", affermano fieri, come se il paragone tra il padre di famiglia e l'allenatore di Serie A reggesse per un solo istante, come se la violenza sui propri figli avesse cmq una sua giustificazione intrinseca, come se DAVVERO un professionista di 50 anni, pagato per governare un gruppo, non avesse altro strumento che la violenza per raddrizzare l'ultimo 20enne arrogantello appena arrivato. "Rossi ha reagito da uomo vero, non è un perbenista", proseguono arrampicandosi sugli specchi, loro che 6 anni fa plaudivano alla maliziosa provocazione di Materazzi ai danni di Zidane e oggi metterebbero sotto con l'auto Ljajic senza sapere nemmeno che cosa ha detto o fatto il giocatore serbo all'(ex) allenatore viola.
"Ljajic ha offeso il figlio disabile di Rossi!" concludono ormai a corto di argomenti, senza nemmeno rendersi conto della notizia bufala. Ma questo è normale perché, si sa, loro vanno al sodo, loro sono persone autentiche, loro sono quelli che signora-mia-ai.miei-tempi-queste-cose-non-succedevano, quelli che "i calciatori sono ragazzini viziati e strapagati", come se gli allenatori non lo fossero altrettanto e di più, come se loro stessi non pagassero ogni domenica soldi di stadio o Pay Tv per foraggiare quei ragazzini viziati e strapagati.
Messi alle strette, a quel punto, invocano un calderone di scusanti, dal "principio di autorità" al "ceffone educativo" al "ritorno delle regole": le regole in realtà ci sono già, ma si preferisce far finta di ignorarle. Picchiare un provocatore non è facile, è facilissimo, e del resto avviene tutti i giorni: nei bar, per le strade, nei parcheggi, tra gruppi di tifosi e di bulletti. Ma qui non si parla di strada o di bar, qui si parla di allenatore e giocatore: se il secondo provoca (e probabilmente HA provocato) il primo ha mille modi per raddrizzarlo. Può farlo multare o tenerlo fuori rosa per il resto della stagione: è pagato per gestire un gruppo, e questi sono gli strumenti che ha per farlo. Preferite i pugni? Benissimo. Poi però non lamentatevi se domenica durante la partitella di periferia l'allenatore di calcetto darà 2 ceffoni a vostro figlio, non piagnucolate se il vostro saggio capufficio 50enne sbrocca e vi tira un pugno, non sbraitate se a scuola vostra figlia verrà aggredita dall'insegnante. Sono solo cazzoti educativi e quelli, si sa, "non hanno mai fatto male a nessuno".
Ps: per inciso, a quelli che dicono che Rossi avrebbe soltanto "ristabilito le regole della gerarchia calcistica", faccio presente che la regola che vige nel calcio è il "si fa ma non si dice", in base a cui Rossi avrebbe dovuto picchiare Ljajic negli spogliatoi, lontano dalle telecamere e da occhi indiscreti. E' una regola ipocrita? Sì, lo è. Ma non l'ho inventata io.
No, non mi stupisce quello. Mi stupisce che a difendere Delio Rossi sia la maggioranza degli utenti di Twitter, sia un'opinione pubblica evidentemente sempre più rimbecillita e rammollita. Mi stupisce che a giustificare, anzi incoraggiare, lo sganassone "educativo" siano non solo alcuni vecchi fascistoni, ma anche tantissimi miei coetanei, persone che sono già o che diventeranno a breve genitori, persone quasi tutte colte, istruite, "progressiste" oserei dire, ma che alla prova dei fatti si rivelano più retrograde di un repubblichino.
"Si sa, 2 ceffoni non hanno mai fatto male a nessuno", affermano fieri, come se il paragone tra il padre di famiglia e l'allenatore di Serie A reggesse per un solo istante, come se la violenza sui propri figli avesse cmq una sua giustificazione intrinseca, come se DAVVERO un professionista di 50 anni, pagato per governare un gruppo, non avesse altro strumento che la violenza per raddrizzare l'ultimo 20enne arrogantello appena arrivato. "Rossi ha reagito da uomo vero, non è un perbenista", proseguono arrampicandosi sugli specchi, loro che 6 anni fa plaudivano alla maliziosa provocazione di Materazzi ai danni di Zidane e oggi metterebbero sotto con l'auto Ljajic senza sapere nemmeno che cosa ha detto o fatto il giocatore serbo all'(ex) allenatore viola.
"Ljajic ha offeso il figlio disabile di Rossi!" concludono ormai a corto di argomenti, senza nemmeno rendersi conto della notizia bufala. Ma questo è normale perché, si sa, loro vanno al sodo, loro sono persone autentiche, loro sono quelli che signora-mia-ai.miei-tempi-queste-cose-non-succedevano, quelli che "i calciatori sono ragazzini viziati e strapagati", come se gli allenatori non lo fossero altrettanto e di più, come se loro stessi non pagassero ogni domenica soldi di stadio o Pay Tv per foraggiare quei ragazzini viziati e strapagati.
Messi alle strette, a quel punto, invocano un calderone di scusanti, dal "principio di autorità" al "ceffone educativo" al "ritorno delle regole": le regole in realtà ci sono già, ma si preferisce far finta di ignorarle. Picchiare un provocatore non è facile, è facilissimo, e del resto avviene tutti i giorni: nei bar, per le strade, nei parcheggi, tra gruppi di tifosi e di bulletti. Ma qui non si parla di strada o di bar, qui si parla di allenatore e giocatore: se il secondo provoca (e probabilmente HA provocato) il primo ha mille modi per raddrizzarlo. Può farlo multare o tenerlo fuori rosa per il resto della stagione: è pagato per gestire un gruppo, e questi sono gli strumenti che ha per farlo. Preferite i pugni? Benissimo. Poi però non lamentatevi se domenica durante la partitella di periferia l'allenatore di calcetto darà 2 ceffoni a vostro figlio, non piagnucolate se il vostro saggio capufficio 50enne sbrocca e vi tira un pugno, non sbraitate se a scuola vostra figlia verrà aggredita dall'insegnante. Sono solo cazzoti educativi e quelli, si sa, "non hanno mai fatto male a nessuno".
Ps: per inciso, a quelli che dicono che Rossi avrebbe soltanto "ristabilito le regole della gerarchia calcistica", faccio presente che la regola che vige nel calcio è il "si fa ma non si dice", in base a cui Rossi avrebbe dovuto picchiare Ljajic negli spogliatoi, lontano dalle telecamere e da occhi indiscreti. E' una regola ipocrita? Sì, lo è. Ma non l'ho inventata io.