venerdì 4 maggio 2012

Mi verrebbe voglia di picchiarvi, per così dire

Non mi stupisce che a difendere il gesto folle e insensato di Delio Rossi siano Il Giornale e Libero: la gloriosa stampa "di destra" sempre pronta a cercare il titolone ad effetto, la posizione da bastian contrari de noantri, lo strillo in prima pagina. Nemmeno che lo sia qualche grillino. Provocatori della domenica, tifosi dello sfascio, in realtà meno pericolosi di quanto sembra e destinati, fosse per me, al dileggio tramite risatina a denti stretti.
No, non mi stupisce quello. Mi stupisce che a difendere Delio Rossi sia la maggioranza degli utenti di Twitter, sia un'opinione pubblica evidentemente sempre più rimbecillita e rammollita. Mi stupisce che a giustificare, anzi incoraggiare, lo sganassone "educativo" siano non solo alcuni vecchi fascistoni, ma anche tantissimi miei coetanei, persone che sono già o che diventeranno a breve genitori, persone quasi tutte colte, istruite, "progressiste" oserei dire, ma che alla prova dei fatti si rivelano più retrograde di un repubblichino.

"Si sa, 2 ceffoni non hanno mai fatto male a nessuno", affermano fieri, come se il paragone tra il padre di famiglia e l'allenatore di Serie A reggesse per un solo istante, come se la violenza sui propri figli avesse cmq una sua giustificazione intrinseca, come se DAVVERO un professionista di 50 anni, pagato per governare un gruppo, non avesse altro strumento che la violenza per raddrizzare l'ultimo 20enne arrogantello appena arrivato. "Rossi ha reagito da uomo vero, non è un perbenista", proseguono arrampicandosi sugli specchi, loro che 6 anni fa plaudivano alla maliziosa provocazione di Materazzi ai danni di Zidane e oggi metterebbero sotto con l'auto Ljajic senza sapere nemmeno che cosa ha detto o fatto il giocatore serbo all'(ex) allenatore viola.
"Ljajic ha offeso il figlio disabile di Rossi!" concludono ormai a corto di argomenti, senza nemmeno rendersi conto della notizia bufala. Ma questo è normale perché, si sa, loro vanno al sodo, loro sono persone autentiche, loro sono quelli che signora-mia-ai.miei-tempi-queste-cose-non-succedevano, quelli che "i calciatori sono ragazzini viziati e strapagati", come se gli allenatori non lo fossero altrettanto e di più, come se loro stessi non pagassero ogni domenica soldi di stadio o Pay Tv per foraggiare quei ragazzini viziati e strapagati.

Messi alle strette, a quel punto, invocano un calderone di scusanti, dal "principio di autorità" al "ceffone educativo" al "ritorno delle regole": le regole in realtà ci sono già, ma si preferisce far finta di ignorarle. Picchiare un provocatore non è facile, è facilissimo, e del resto avviene tutti i giorni: nei bar, per le strade, nei parcheggi, tra gruppi di tifosi e di bulletti. Ma qui non si parla di strada o di bar, qui si parla di allenatore e giocatore: se il secondo provoca (e probabilmente HA provocato) il primo ha mille modi per raddrizzarlo. Può farlo multare o tenerlo fuori rosa per il resto della stagione: è pagato per gestire un gruppo, e questi sono gli strumenti che ha per farlo. Preferite i pugni? Benissimo. Poi però non lamentatevi se domenica durante la partitella di periferia l'allenatore di calcetto darà 2 ceffoni a vostro figlio, non piagnucolate se il vostro saggio capufficio 50enne sbrocca e vi tira un pugno, non sbraitate se a scuola vostra figlia verrà aggredita dall'insegnante. Sono solo cazzoti educativi e quelli, si sa, "non hanno mai fatto male a nessuno".

Ps: per inciso, a quelli che dicono che Rossi avrebbe soltanto "ristabilito le regole della gerarchia calcistica", faccio presente che la regola che vige nel calcio è il "si fa ma non si dice", in base a cui Rossi avrebbe dovuto picchiare Ljajic negli spogliatoi, lontano dalle telecamere e da occhi indiscreti. E' una regola ipocrita? Sì, lo è. Ma non l'ho inventata io.

lunedì 13 febbraio 2012

Hanno votato per gli altri!

Lo sfogo di Marta Vincenzi su Twitter dopo la sconfitta alle primarie di Genova è a suo modo un perfetto esempio di come NON va fatta la comunicazione politica, non solo sui social network.

Sappiamo tutti come sono andate le cose: Marta Vincenzi, sindaco uscente di Genova, viene sconfitta alle primarie per la scelta del candidato sindaco dall'outsider Marco Doria, sostenuto da Nichi Vendola. Complice la disastrosa gestione dell'alluvione di novembre la Vincenzi ha rimediato una sonora batosta ma, invece di prendere la sconfitta con sportività o compostezza istituzionale, la sindachessa ha iniziato a lanciare una serie di improperi dal suo account Twitter. Tanto che alcuni hanno pensato che il suo account fosse stato hackerato.

Nulla di tutto questo: la Vincenzi ha confermato di essere lei l'autrice di perle come "Basta con sta fissa delle infrastrutture, di Smart cities. Vuoi mettere come e' meglio parlare di beni comuni? Specie se benedisce Don Gallo" o ancora "Del resto una donna cosa n'e capisce? Penserà mica di essere meglio degli amministrativisti che l'hanno preceduta?".

Al netto degli errori di ortografia e grammatica, lo sfogo della Vincenzi è comunque quanto di più sbagliato e improvvido possa fare un politico, specie un amministratore locale, di fronte a una sconfitta. Possiamo infatti evidenziare alcuni errori tipici di comunicazione:

  • Uso distorto del mezzo: Twitter si usa per brevi pensieri autoconclusivi, non per spezzettare un lungo sermone, peraltro sconclusionato perché scritto di getto e in preda all'ira funesta

  • Incapacità di adattare il proprio pensiero alla platea: ok, passi pure lo sfogo sanguigno, ma i follower non seguono un account per intercettare i suoi umori del momento. Su Twitter corrono riflessioni, informazioni o rimandi ad articoli più estesi dove si ha il tempo e lo spazio per espandere il proprio pensiero. Invadere la Timeline dei propri fan in questo modo può andar bene per uno, massimo due tweet. Poi scatta il defollow. La Vincenzi, o chi per lei cura l'account Twitter, dovrebbe saperlo.

  • Vittimismo esasperato: la Vincenzi  infine, come altri prima di lei, ripropone il tormentone-piagnisteo di chi, vedendosi sottrarre voti da parte di candidati più appetibili, accusa questi ultimi di avergli rubato i voti. Come se "rubare voti" all'avversario non fosse lo scopo di OGNI candidato politico con un po' di sale in zucca. Le campagne elettorali hanno proprio lo scopo di conquistare i consensi di chi prima non ti votava. Se le perdi è solo per un motivo: non sei stato capace di prendere abbastanza voti. Il resto è fuffa.